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Tumore alla prostata, perché screening e PSA sono importanti

Tumore alla prostata, perché screening e PSA sono importanti

 

I casi di diagnosi del tumore alla prostata in stadio ormai avanzato stanno aumentando. L’aver messo in discussione l’efficacia diagnostica della misurazione del PSA durante gli esami di screening, potrebbe avere un ruolo nella riduzione della diagnosi precoce. Commento a cura del dottor Andrea Russo urologo Direttore di CURA – Centro di Urologia Avanzata, con sede a Milano e Saronno.

Lo screening è una valutazione diagnostica che permette di scoprire se si è stati colpiti da una malattia anche se non sono presenti sintomi. Nel caso del tumore alla prostata, lo screening prevede la misurazione del PSA (antigene prostatico specifico) nel sangue. Si tratta di una proteina prodotta esclusivamente dalla prostata, i cui livelli variano a seconda di diversi fattori quali l’età, la dimensione della prostata (ipertrofia prostatica benigna), infiammazione della prostata (prostatite), tumori anche in forma benigna. «Alcuni anni, fa il dibattito screening con PSA sì-no aveva creato un po’ di confusione sia tra i pazienti, che tra gli specialisti – spiega il dottor Andrea Russo. – Sono stati in molti ad associare l’aumento dei casi di tumore alla prostata in stadio avanzato e la diminuzione del numero di pazienti che si sottoponevano allo screening. Tuttavia, come evidenza i dati del Annual Report to the Nation on the Status of Cancer 2018, pubblicati sulla rivista Cancer, non è possibile stabilire un preciso rapporto di causa-effetto tra questi due fenomeni. Effettivamente, però, come ritengono alcuni oncologi dell’Anderson Cancer Center (USA), il fatto di non sottoporsi ad esami di screening per scoprire la presenza del tumore ha fatto sì che la malattia, quando presente, potesse progredire liberamente ed invadere anche tessuti ed organi circostanti. Il motivo per cui molti pazienti avevano iniziato a rifiutare di sottoporsi allo screening è stato, generalmente, il timore di dover affrontare terapie molto invasive nonostante il tumore diagnosticato fosse ancora allo stadio iniziale. Oggi, però, nella gestione del tumore alla prostata allo stadio iniziale disponiamo di varie “armi”, come la sorveglianza attiva, ovvero il monitoraggio costante del tumore, la radioterapia ad elevato risparmio di tessuti, oltre alla chirurgia robotica che riduce l’invasività dell’intervento.

In Italia, il tumore alla prostata è il più frequente negli uomini dopo i tumori cutanei. Fattori di rischio quali la familiarità, cioè padre, fratelli o consanguinei colpiti da questo tumore, devono spingere gli uomini a sottoporsi a screening e misurazione dei livelli di PSA anche prima dei 40 anni, come raccomandato dalle linee guida urologiche.