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Di fronte a un tumore renale, la scelta del trattamento più adatto dipende sia dalle caratteristiche del paziente e della malattia sia dalla possibilità di intervenire chirurgicamente.

I trattamenti più comunemente utilizzati nel tumore del rene sono:

Sorveglianza attiva: controlli molto frequenti, riservati a masse molto piccole, con lo scopo di tenere sotto stretto controllo la progressione del tumore, evitando gli effetti collaterali degli altri trattamenti

Nefrectomia parziale: intervento chirurgico riservato a tumori di piccole dimensioni, consiste nella rimozione solo della parte del rene interessata dal tumore, mentre viene lasciata in sede la parte sana.

Nefrectomia radicale: in caso di masse ampie, l’intervento chirurgico ha l’obiettivo di asporta asportare l’intero rene affetto dal tumore. Spesso l’intervento viene eseguito in laparoscopia, ovvero attraverso piccoli fori praticati a livello dell’addome


È possibile vivere con un solo rene?

Sì. Se il rene non asportato è sano. Nei casi di persone con un unico rene, o con patologie che causano un cattivo funzionamento del rene senza tumore, non si asporta il rene malato da tumore ma vengono valutate altre strade terapeutiche


Ablazione: Per tumori di piccole dimensioni è possibile optare per la distruzione della massa tumorale utilizzando il freddo (crioablazione) o il caldo (ablazione a radiofrequenza).

La radioterapia e la chemioterapia non sono molto utilizzate per il tumore del rene, che non risulta sensibile a questo tipo di trattamenti.

Terapie mirate: si tratta di terapie che vanno a colpire specifici bersagli molecolari presenti sulla cellula tumorale o meccanismi che consentono al tumore di crescere. Alcune (come sorafenib o sunitinib) bloccano molecole note come tirosin-chinasi che favoriscono la crescita e la sopravvivenza cellulare; altri invece (temsirolimus ed everolimus) bloccano una proteina chiamata mTOR che sostiene la crescita e la divisione delle cellule.

Immunoterapia: trattamento che prevede la stimolazione del sistema immunitario del paziente contro il tumore. Molto promettenti i cosiddetti “inibitori del checkpoint” che hanno come bersaglio la proteina PD-1, un “freno” che normalmente impedisce alle cellule del sistema immunitario di attaccare altre cellule dell’organismo, incluso il tumore.

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