Il nostro centro si occupa di

 

Tumore dell’alta via escretrice

Oncologia > Tumore dell’alta via escretrice

Un uomo su cinque soffre di disfunzione erettile

La durata media del rapporto è di 7 minuti

Il 30% degli italiani soffre di eiaculazione precoce

Per tumori dell’alta via escretrice  si intendono quei tumori che originano dall’ urotelio (uroteliali) cioè dallo strato di cellule che riveste tutta la via urinaria (bacinetto renale, uretere, vescica e primo tratto di uretra)ma che si sviluppano però solo nel bacinetto renale e nell’uretere (vedi immagine) , non interessando quindi la vescica (di cui abbiamo già parlato) e l’uretra.

L’incidenza (i nuovi casi ogni anno) è di 2 casi ogni 100.000 abitanti. Sono il 10% dei tumori uroteliali (il restante 90% sono vescica e uretra) i quali a loro volta sono al quarto posto come frequenza dopo prostata, mammella, polmone e neoplasie colo-rettali. Nel 20% si possono presentare subito associati al tumore vescicale o “causarlo” successivamente fino al 45% dei casi . Dal 2 al 6% possono interessare anche il bacinetto e l’uretere controlaterali.

Come per i tumori della vescica possono essere “superficiali o infiltranti” a seconda che interessino gli strati più superficiali o profondi. Possono dare metastasi localmente o a distanza (fegato, polmone ossa).

Nel 60% si presentano da subito nella loro forma più aggressiva e colpiscono in proporzione tre uomini contro una donna. Aumenta il rischio di sviluppare questi tumori in soggetti con familiarità per i tumori colo-rettali non polipoidi.

FATTORI DI RISCHIO

Il maggiore fattore di rischio è il fumo di tabacco, come per i tumori vescicali. Chi lavora nell’industria dei coloranti, della gomma, in quella petrolchimica o del carbone può avere un rischio aumentato di sviluppare questi tumori. Per chi associa i fattori di rischio (fumo ed esposizione lavorativa) aumenta in maniera significativa la possibilità di sviluppare il tumore. La durata media di esposizione a fattori cancerogeni per sviluppare il tumore è di 7 anni con un periodo di latenza (prima che si sviluppi) che può arrivare a 20 anni.

SINTOMI

Questi tumori si manifestano con macroematuria nella maggior parte dei casi (sanguinamento evidente alla minzione), più raramente dolore al fianco.

DIAGNOSI

  • Ecografia apparato urinario, che può mostrare idronefrosi cioè dilatazione della via escretrice o neoplasie vescicali
  • Esame citologico urinario su tre campioni (che mostra i “tipi ” di cellule presenti nell’urina raccolta in tre giorni diversi)
  • Cistoscopia (l’ecografia da sola non è sufficiente a fare una diagnosi accurata specie sui tumori piatti)
  • URO-TC cioè una TC con mezzo di contrasto e “pose urografiche”, meglio se con “ricostruzione 3D” che dà una visione completa della via escretrice.I passi successivi, se la diagnosi non è certa, sono più invasivi e necessitano di anestesia (si inietta mezzo di contrato in ciascuno degli ureteri per vedere se ci sono dei “minus” dove il contrasto non si vede ,segno che è presente qualcosa o si esegue un’ureteroscopia diagnostica (cioè si guarda direttamente per via endoscopica dentro la via escretrice)

TERAPIA

L’intervento di scelta è la “nefroureterectomia” cioè l’asportazione del rene e dell’uretere con il suo tratto di ingresso in vescica e dei linfonodi di pertinenza del tumore. L’intervento deve essere radicale perchè è caratteristica delle cellule tumorali uroteliali spostarsi, trascinate dall’urina, lungo tutto il decorso della via urinaria e “attecchire” anche distante dal sito di formazione. Se togliamo solo il tratto di via escretrice interessato dal tumore c’è un rischio reale che questo si riformi in altre parti anche distanti.

In casi molto selezionati, come tumori piccoli e peduncolati, si può procedere anche all’asportazione endoscopica seguita da un attento follow-up. Per casi altrettanto selezionati di tumori in apparenza superficiali che interessano l’ultimo tratto dell’uretere prima del suo ingresso in vescica, si può procedere all’asportazione della parte di uretere interessato e al “reimpianto” della parte sana di esso sulla vescica.

La chemioterapia eseguita prima dell’intervento non comporta alcun vantaggio ai fini della sopravvivenza. Anche la chemioterapia dopo l’intervento non aumenta la sopravvivenza ma aumenta il periodo libero dalla malattia (fa si che i sintomi legati alla malattia si sviluppino più tardi ma senza aumentare la sopravvivenza). La radioterapia può avere un ruolo sul controllo del dolore.

Desideri maggiori informazioni o prenotare una visita presso il nostro centro?

ESEGUI TEST ONLINE